vediamolo nella musica odierna
L’Inferno è fatto di suoni sgradevoli, aspri e cupi. I rumori che Dante sente nei gironi sono sgraziati, lontanissimi dall’armonia celeste, è quasi “anti-musica”. Non ci sono armonie o melodie, sono lamenti e suoni che suscitano angoscia e paura.
Fin dalle origini la parola ha aspirato a un connubio con la musica, come dimostrato dall’eredità stilnovista e dalle riflessioni dello stesso Dante nel De vulgari eloquentia, ma ancora precedentemente con gli aedi, che cantavano storie epiche accompagnandosi dalla lira negli antichi banchetti greci.
Nell’epoca contemporanea, cantautorato e musica rap mostrano un ritorno consapevole a modelli letterari, integrando citazioni, figure retoriche e strutture metriche classiche in testi che parlano di vite quotidiane, identità e conflitti sociali.
Francesca Cerutti in Dante a tempo di rap, mostra come l’Inferno venga trasposto in chiave sociale, denunciando bullismo e solitudine attraverso i versi di Claver Gold & Murubutu che richiamano filologicamente i gironi danteschi. Questa riscrittura non snatura le intenzioni originarie di Dante, ma ne attualizza i temi universali di colpa, espiazione e speranza.
Ma in realtà già dagli anni sessanta i cantautori italiani, da Luigi Tenco a Fabrizio De André, hanno contestato o celebrato Dante; De André stesso integrò richiami letterari espliciti e nascosti, elevando la canzone d’autore a forma letteraria autonoma: “cercavo soltanto di gettare un ponte tra la poesia e la canzone” affermava, sottolineando la necessità di un testo “di cultura” in musica. Stefania Bernardini evidenzia come egli utilizzasse il modello del “ponte” per far conoscere temi letterari al popolo, senza rinunciare a una scrittura popolare e accessibile; per esempio vediamo richiami al Protovangelo di Giacomo e ai classici latini e greci (fino a Jacopone da Todi) che dimostrano un dialogo continuo tra poesia e canzone d’autore. Questo dialogo si traduce in un forte valore letterario delle canzoni, concepite come testi autonomi che “sublimano” il contenuto e plasmano la ricezione culturale

Tedua, per esempio, ha trasformato la Commedia in una trilogia rap: Inferno, Purgatorio, Paradiso, mescolando autobiografia, analisi sociale e citazioni letterarie in un’opera rap definita “orgogliosamente politica” da Rolling Stone Italia e che Claudio Cabona eleva a “narrazione evocativa e personale” per la presenza di “citazioni letterarie, analisi profonde e idee brillanti”.
